L'uomo delle volpi

Aveva la faccia sfigurata, contorta, di un colore rosso porpora, e dagli occhi in giù non era più una faccia ma un incubo senza naso né labbra, tanto che si vedevano tutti i denti come a uno scheletro.

 

 

Aveva quindici anni quando  il tribunale decretò che la sua famiglia non era più adatta a prendersi cura di lui e che pertanto sarebbe stato affidato a zio Harold che abitava in una fattoria del Minnesota, a un centinaio di chilometri di distanza da casa sua; là dove cominciano le sconfinate foreste del Nord. Certi spazi permettono, o impongono, una fusione radicale, sono dominanti e simbolici, e all’uomo non resta che adeguarsi, conquistato, e minimo al confronto.  Non gli servì, dunque, molto tempo per non essere più un novellino alla fattoria di zio Harold, e neppure nei boschi: era come se non fosse mai stato altrove. Naturalmente fu in buona parte merito della foresta. E di un vecchio. Un vecchio che viveva isolato nei boschi, a metà tra l’ animale e il santo. L’Uomo delle Volpi, così lo soprannominò.

 

Bibliografia: Gary Paulsen, L'uomo delle volpi, Mondadori

Età consigliata: dai 10 ai 14 anni

Lettrice: Veronica Risatti

Al violoncello: Adele Pardi

Durata: 50' circa

Info e prenotazioni: info@teatrosanmarco.it , tel. 0461 233522, cell. 328 7315514