Attent(at)i

cast da definire

scene Andrea Coppi

luci Stefano Mazzanti

drammaturgia e regia Massimo Lazzeri

 

Sono passati ormai molti anni dalle stragi mafiose di Pizzolungo, di Capaci, di via D'Amelio. Eppure le ferite sono ancora presenti, anche se non sempre visibili. Non è certo per riaprire queste ferite che abbiamo deciso di parlare di mafia attraverso uno spettacolo teatrale, ma per ricordare a chi c'era e per raccontare, spiegare, a chi è più giovane e, di questi fatti, ha solo sentito parlare.

Forse.

Perché di mafia si parla tanto, ma mai abbastanza.

Perché la mafia è un'idea lontana, quasi un concetto astratto.

Perché "mafia" è solo una parola che gli americani associano a "pizza" e "spaghetti", quando parlano dell'Italia.

 

Ma ripercorrere un tratto di strada della storia del nostro paese non può che farci bene, non può che aiutarci a comprendere meglio il tempo che viviamo, che è figlio anche di quelle stragi.

 

E allora racconteremo la storia di Carlo e di Margherita. Lui un giudice, lei una ragazzina come tante.

Corre l'anno 1985, è l'inizio di aprile. Lungo la provinciale che attraversa Pizzolungo, una mamma sta accompagnando a scuola i suoi due figli di 6 anni, gemelli. La maggiore, Margherita, è già a scuola. L'auto della donna viene sorpassata da un'altra, nella quale viaggia il giudice Carlo Palermo. In quel momento viene fatta esplodere un'autobomba. La macchina con la mamma e i bambini va in frantumi, quella con il giudice viene distrutta, ma lui si salva.

Le motivazioni che avevano spinto la mafia a compiere questo attentato per eliminare Carlo Palermo erano chiare. Anzi, quasi c'era da aspettarselo. Era chiaro che era lui l'obiettivo da colpire. Era chiaro che era lui, quello che doveva morire. Era chiaro a lui, e risulterà chiaro anche a Margherita. E invece c'erano andati di mezzo degli innocenti, ammesso che il giudice avesse delle colpe.

 

Un ingiustificato, ma comprensibile, senso di colpa del giudice.

Un ingiustificato, ma comprensibile, odio nei suoi confronti da parte della ragazzina.

Da questi due sentimenti parte la narrazione: due vite che, a loro insaputa e loro malgrado, si intersecano.

 

In scena un'attrice e un attore che interpretano i due protagonisti: si rivolgono direttamente al pubblico, raccontano, argomentano, contestualizzano. Finché arriva il momento dell'incontro, nel quale depongono corazze e zavorre, rancori e sensi di colpa e possono essere semplicemente due persone, fragili e forti come la vita le ha rese.

 

 

Età consigliata: dai 13 anni

Durata: 1 ora circa

Tecniche utilizzate: teatro d'attore